Limited edition 44 pezzi
Rosa Teo
Riguardo alla mescolanza di sostanze secche da cui si ottengono polveri profumate e composizioni aromatiche, non interessa parlare dell'unione di alcuni ingredienti, ma di come un profumiere riesca ad armonizzare al meglio sia gli elementi più rari, in modo tale da comporre un profumo magnifico e dolce sia gli ingredienti più a portata di mano.
Sugli odori, Teofrasto
46% Extrait
Rosa, Agresto, Calamo.
Rosa bulgara, Rosa turca, Rosa centifolia, Mimosa, Zafferano, Miele, Polline, Agresto, Borragine, Hedychium spicatum, Calamo, Benzoino, Liquidambar, Galanga, Nagarmotha, Agnocasto, Mastice, Sale, Zenzero, Oud Kinam coltivato.
Volevo una rosa che non esistesse ancora, e per trovarla sono andato indietro.
Di rose contemporanee ne ho annusate a centinaia: sempre lo stesso portamento, lo stesso risultato, la stessa compostezza. Quando una strada è satura, l'unico posto dove resta qualcosa da prendere è prima che venisse tracciata. Così inizio a studiare: mesi di manuali antichi, erbari, testi di storia del profumo. Poi, dentro un trattato di settantun paragrafi, una stanza. Una bottega ai piani alti, ad Atene, in penombra perché il sole rovina tutto. Vasi di terracotta e alabastro. Un uomo immerge cotogne e calamo e viole nell'olio freddo e li tira fuori prima che anneriscano, li rimette, li ritira fuori. I suoi gesti sono poesia e rigore, ripetizione di azioni necessarie proprio quando servono. Sul banco: rosa lavorata il giorno stesso, tre stimmi di zafferano, un ramo grigio di agnocasto, agresto nel coccio, una manciata di sale. Seduto sul fondo c’è lui: Teofrasto, il divino parlatore, il successore di Aristotele. Visita tutte le botteghe di ignoti profumieri, li intervista e li osserva lavorare per poi annotare tutto sulle sue tavolette. E meno male! Questi preziosi appunti sono divenuti il più antico trattato sistematico sui profumi che ci sia pervenuto, il primo a fare della loro fabbricazione un oggetto di indagine scientifica rigorosa. Mi imbatto nel paragrafo quarantacinque. Parla del rhodinon il più leggero e il più debole di tutti, e proprio per questo occupa tutto e non lascia passare nient'altro: i profumieri ungevano di nascosto i clienti indecisi, così non avrebbero sentito più niente. L'ho letto e ho capito che aveva funzionato anche con me, mi aveva completamente rapito. Ho voluto creare una rosa lussuriosa, agrodolce e vestita di giallo zafferano e non di rosso anchusa. Il riposo al buio ha fatto il resto.
Di quelle botteghe non è rimasta una pietra. Sono rimasti lo stupore, la passione per le sfumature e un trattato in settantun paragrafi.
Rosa Teo l'ho fatto così.
La rosa calma il mal di testa e dà una sensazione di fresco. Agresto
Uva colta acerba: prima dell’invaiatura, prima che diventi dolce, prima che si faccia il vino.
Nel mondo antico l'acerbo aveva un solo nome, omphacium, e due origini: l'olivo e la vite. Dalle olive ancora verdi i profumieri di Teofrasto spremevano l'olio dei loro profumi, il più sottile e il meno grasso. Dalla vite veniva il succo che il Medioevo chiamò agresto e versò nelle sue salse. Ad Atene si sceglieva l'olivo. Qui abbiamo usato la vite. È stato realizzato partendo da un aceto di vino invecchiato, mosto di uva acerba, polline, borragine e zenzero. Un'acidità dolce elegante e fresca che tiene insieme tutta la composizione e conserva.
Acorus calamus. Per Teofrasto la canna dolce dei profumieri. Insieme allo zafferano, qui presente in assoluta da stimmi di Atri invecchiata tre anni, e all’agnocasto dà sensualità, sfaccettature aromatiche verdi e vagamente cuoiate alla composizione.
È pungente, caldo e un po’ astringente. Cura gli occhi.